Sulle nevi dell'Appennino con la nuova Kodak Ektachrome

L’ultima luce del giorno accende le rocce del Monte Tarino, Monti Simbruini  Nikon F80, 24mm, Kodak Ektachrome 100

L’ultima luce del giorno accende le rocce del Monte Tarino, Monti Simbruini
Nikon F80, 24mm, Kodak Ektachrome 100

Nonostante la fotografia analogica stia conoscendo nuova linfa negli ultimi anni, frutto di un rinnovato interesse da parte di amatori e professionisti, il mercato delle pellicole a colori invertibili negli ultimi dieci anni è diventato sempre più asfittico, con l’uscita di produzione di diverse tipologie di pellicole e un aumento dei prezzi sempre più marcato.

Negli ultimi anni, la scelta si era ormai ristretta a casa Fuji, con sole tre tipologie disponibili: la classica Velvia 50 - che in alcuni formati come il 4x5 e l’8x10 non è più disponibile fuori dal Giappone - la indecifrabile Velvia 100 e la Provia 100F. All’inizio del 2017, in netta controtendenza, Kodak Alaris ha annunciato la sua decisione di reintrodurre sul mercato la sua Ektachrome 100, inizialmente solo nel formato 135mm. I primi lotti del nuovo film sono arrivati in Europa verso la metà del 2018 e sono andati a ruba, solo all’inizio di quest’anno sono riuscito finalmente ad entrare in possesso di un paio di rullini e il loro battesimo ha coinciso con una straordinaria uscita in montagna, sul nostro Appennino, che potete trovare descritta nell’articolo di Orizzonti Simbruini.

PERCHE DIAPOSITIVE?

Ma facciamo prima una premessa: senza nulla togliere al fascino del bianco e nero, per un fotografo di natura è normale avere una maggiore predilezione per il colore. In questo senso, alcune pellicole gloriose come la Velvia (o precedentemente il Kodachrome) hanno fatto la storia della fotografia naturalistica prima dell’avvento del digitale. Se il negativo colore ha dalla sua una maggiore latitudine di posa e un maggior (come dire) carattere, che lo rende più adatto a fotografie di cose e persone (street, moda, ecc.), la visione di una diapositiva ben esposta su un tavolo luminoso è un’esperienza vibrante: è come se la luce dell’attimo ripreso fosse rimasta intrappolata nel fotogramma, e con essa le emozioni che hanno accompagnato lo scatto. Per esperienza personale trovo poi che, per quanto il processo di sviluppo sia più lungo e delicato, le pellicole invertibili siano quelle che hanno maggiore tolleranza ai maltrattamenti: macchie, graffi, aloni sono molto meno frequenti che con le pellicole negative in generale.

KODAK EKTACHROME SUL CAMPO

Ma veniamo alla prova, quale occasione migliore di una bella salita invernale in Appennino per portarsi dietro una leggerissima Nikon F80, corredata dal classico 24mm f2.8 e da un leggerissimo Nikkor 80-200 f4-5.6, che persino Galen Rowell non disdegnava nelle sue uscite ultraleggere.

ektach.jpg

La Nikon era già caricata con un rullino di Velvia 50, solo al culmine della serata - durante lo spettacolo del tramonto - il rullino terminato è stato sostituito con quello di Ektachrome, un’occasione per un confronto diretto fra le due pellicole in un contesto ambientale molto particolare: il cielo semi-coperto, la radiazione del glow alla fine del tramonto, le temperature basse e il suolo innevato.

Condizioni in cui normalmente la Velvia 50 dà il meglio di sè, presentando una elevata saturazione e una risposta alle frequenze del magenta che tende ad esaltare (anche troppo) la sottile radiazione degli istanti successivi al tramonto che a occhio nudo è quasi impercettibile. Di contro la Ektachrome è molto meno esuberante, con una resa più bilanciata e meno contrastata, di facile scansione. La resa dei colori del tramonto è più delicata, meno squillante, ma senza cadere nell’anonimato. La gamma dinamica non è direttamente giudicabile in queste immagini, ma l’impressione generale è che sia leggermente più aperta rispetto alle sorelle di casa Fuji. La grana è piuttosto fine, anche se la scansione con uno scanner da tavolo (in questo caso Nikon Coolscan V ED) e la presentazione per il web non permettono una confronto diretto con la Velvia. La pellicola non sembra reagire con particolare entusiasmo alle tonalità del viola e del magenta, mentre ha una bella resa dei blu e degli azzurri, di contro in immagini scattate in altre condizioni sembra emergere una particolare predilezione per le frequenze del giallo, un fatto non insolito per le pellicole di casa Kodak.

CONCLUSIONI

Sicuramente, a parità di sensibiità ISO preferisco la nuova Ektachrome alla Velvia 100, una pellicola che non riesce ad entusiasmarmi. Manca sicuramente il carattere di una Velvia 50, ma questo può essere un pregio per una pellicola che ha sicuramente maggiore versatilità e adattabilità a scenari naturali diversi.

In un panorama abbastanza desolante, con le gloriose pellicole Fuji che sembrano sparire lentamente dal mercato (e un nuovo aumento dei prezzi a due cifre percentuali è stato annunciato per il mese di aprile), l’uscita di una nuova pellicola invertibile è sicuramente una buona notizia che sembra essere stata accolta con entusiasmo dagli appassionati. Ora la attendiamo nei formati 120 e in fogli, per iniziare a fare sul serio!

ALTRE IMMAGINI